Il metodismo

Il metodismo  è un’espressione  del protestantesimo e  ha dato vita ad una delle chiese evangeliche più diffuse nel mondo (circa 70 milioni di fedeli), caratterizzandosi ovunque per profonda spiritualità, dinamismo evangelistico e marcata sensibilità ai problemi etici, sociali e politici.Esso appartiene ai   “movimenti di risveglio”  (in inglese: revival  o  awakening), che rappresentano una componente spirituale costante  del mondo protestante e si propongono di  riportare la spiritualità evangelica al centro della vita delle chiese, quando queste appaiono troppo istituzionalizzate o la speculazione teologica rischia di rendere la fede eccessivamente  astratta e lontana dall’esperienza esistenziale del singolo credente.

I risvegli non hanno avuto quasi mai intenti scismatici; solo quando la reazione delle strutture ecclesiastiche esistenti ha opposto un muro di conservatorismo senza aperture  è sorta la necessità di creare formazioni autonome.

In termini teologici i risvegli rivalutano i principi fondamentali della fede cristiana, basati sulla centralità di Cristo e della Bibbia. Dal punto di vista etico la fede riscoperta  non è semplice  adesione, seppure viva e partecipe, ma comporta un rinnovamento completo della vita personale. Un termine molto usato è “conversione”, che non significa il passaggio  da una chiesa all’altra, bensì il cambiamento da una esistenza dominata dalle suggestioni del “mondo” a una vita che ha come centro la persona di Gesù il Cristo, attraverso una decisione personale e un’esperienza interiore.

La nascita del metodismo

Il movimento metodista nacque nell’Inghilterra del XVIII secolo, per opera di un pastore anglicano, John Wesley (1705-1791), il cui intento originariamente era quello di creare una corrente di risveglio all’interno della Chiesa anglicana, in un’epoca particolarmente delicata e difficile, caratterizzata dalla nascita della rivoluzione industriale.

Wesley  costituì inizialmente una associazione di studenti ad Oxford, che si prefiggeva di suddividere “metodicamente” la giornata fra lo studio della Bibbia, la preghiera e il servizio ai carcerati e alle persone in situazioni sociali di povertà e abbandono: da qui il nome di metodisti (originariamente dato in senso denigratorio dagli avversari).  In seguito Wesley viaggiò nel Nord America e, attraverso la chiesa dei Fratelli Moravi, si avvicinò alle radici luterane,  focalizzate nel concetto dell’amore di Dio che perdona e salva per sola grazia mediante la fede, e che offre la sua grazia indistintamente a tutte le creature umane, le quali possono  accettarla o rifiutarla.

L’esperienza spirituale metodista si basa sulla conversione all’Evangelo e sulla santificazione, cioè la  risposta del credente all’amore di Dio, attraverso un impegno a trasformare la propria vita.

Una felice intuizione di Wesley è che Dio ha dato tutto,  per cui tutto noi dobbiamo dare. C’è dunque un collegamento indissolubile tra la salvezza ricevuta come dono e l’impegno verso il prossimo. Da qui deriva la forte inclinazione del metodismo all’intervento nel sociale, che si esplica al di fuori della propria cerchia,  in ogni luogo dove vi sono situazioni di ingiustizia. Significativo il. motto di Wesley “la mia parrocchia è il mondo”.

I convertiti alla nuova fede furono anzitutto i derelitti della società, i minatori, i contadini, il ceto povero delle città industriali. Successivamente essa finì per attrarre anche i componenti del ceto medio.

Fin dall’inizio il metodismo si caratterizzò come movimento essenzialmente popolare, attento al miglioramento dell’uomo nella sua totalità e pienezza di personalità: proprio per questo esso si fuse  con la vita sociale del tempo. Infatti non è possibile predicare la salvezza, l’amore di Dio, la fratellanza in Cristo per ogni uomo,  senza promuovere al tempo stesso l’intento di stabilire una società nuova, che rispetti la dignità, il valore e i diritti di ognuno. Wesley predicò soprattutto in ambiente popolare, organizzando i fedeli in piccoli gruppi (classi).  Vista la scarsa adesione di pastori anglicani,  decise di autorizzare l’uso di predicatori laici, che divennero ben presto una delle strutture portanti del metodismo.

 La separazione ufficiale del metodismo  dalla Chiesa Anglicana avvenne solo nel 1795, quattro anni dopo la morte di Wesley, che lasciò  un’organizzazione forte di 135.000 fedeli e di 541 predicatori itineranti. Il metodismo coinvolse dapprima Inghilterra e Nord America e poi, per l’attività dei suoi missionari, si diffuse ben presto in Europa e nel resto del mondo.

Caratteri e principi dottrinari

Il metodismo è essenzialmente una fede pratica e non dogmatica;  la teologia metodista ha tuttavia alcuni riferimenti caratterizzanti, che enfatizzano il rapporto personale con Dio.  Anzitutto la salvezza per sola  fede, estesa a tutti i credenti (all’epoca dei grandi dibattiti settecenteschi, Wesley si ispirò all’arminianesimo, contro la dottrina della predestinazione). Inoltre il principio della santificazione, cioè lo sforzo nella ricerca della  perfezione riguardo alla propria condotta, attraverso la fede e soprattutto l’opera dello Spirito Santo, pur nella consapevolezza del condizionamento derivante dalla natura umana.

Il centro della teologia metodista non è quindi il peccato dell’uomo che lo ha reso indegno di fronte a  Dio, ma la grazia di Dio che restituisce a quello stesso uomo la figliolanza per mezzo della fede in Cristo. L’individuo che ha accettato la grazia di Dio e si è convertito al Cristo è una creatura completamente diversa rispetto a prima:  per questo si può parlare di una nuova nascita.

I sacramenti, come per tutte le chiese protestanti, sono solo quelli indicati dai Vangeli: Battesimo e Santa Cena (o Eucaristia), quest’ultima considerata in termini simbolici della presenza spirituale del Cristo.

La creazione di una chiesa istituzionale non contrasta con  il modello dei piccoli gruppi di credenti, che erano già presenti nella chiesa delle origini; così il metodismo prevede l’istituzione di classi, luogo ideale per l’adorazione, l’approfondimento dottrinario e la testimonianza, sia diretta (evangelizzazione) che indiretta (azione nel sociale).

Peculiare caratteristica del metodismo è l’avere, accanto ai pastori consacrati, un rilevante numero di predicatori laici (uomini e donne), i quali svolgono un importante ruolo nella evangelizzazione e nella predicazione, dopo aver ricevuto una adeguata preparazione teologica.

Sviluppo mondiale del metodismo. La situazione attuale

Il metodismo si diffuse rapidamente  in Inghilterra e poco dopo anche  nel Nord America dei pionieri, che presentava  una situazione ambientale assai diversa rispetto all’Europa, grazie in particolare alla massa dei predicatori itineranti ,che si spostavano  soprattutto a cavallo.

Insieme a un imponente lavoro di evangelizzazione si sviluppò l’impegno nelle opere sociali, caratterizzato soprattutto dalla lotta contro la schiavitù. Con la nascita degli Stati Uniti come entità politica e territoriale nacque anche una chiesa metodista indipendente ed autonomamente organizzata.

Il metodismo divenne ben presto una grande chiesa missionaria, diffusa in tutto il mondo, conoscendo  la sua fase di massima espansione durante la seconda metà dell’Ottocento, in parallelo con lo sviluppo della società industriale e piccolo-borghese. Le classimetodiste furono,  in Gran Bretagna, il fulcro in cui si forgiarono le prime organizzazioni sindacali, che poi diedero vita alle  Trade Unionsed ebbero successivamente  anche un riscontro a livello di rappresentanza politica, attraverso il Labour Party.

Il Novecento fu invece soprattutto il secolo delle fusioni, tra le varie chiese che si erano in precedenza formate, sulla base di differenze geografiche, etniche e culturali. In vari casi  i metodisti sono confluiti in “Chiese unite”, fondendosi con altre  denominazioni del protestantesimo, come è accaduto ad esempio in Italia.

Nel mondo le strutture organizzative delle chiese metodiste sono di due tipi: presbiteriana (basata su una gestione congiunta di pastori e di laici, come in Italia) ed episcopale (basata su una gestione gerarchica,  che ha quale riferimento la figura del vescovo). Va precisato che in questo caso il vescovo metodista non presenta i caratteri carismatici e “monarchici” del vescovo cattolico, perché si tratta di un pastore eletto temporaneamente  da un’assemblea con finalità puramente gestionali.

Oggi il metodismo mondiale, che ha come massima espressione il  World Methodist Council,  è particolarmente coinvolto con tutto il protestantesimo nell’impegno per la “Giustizia, la pace e la salvaguardia del creato”.  In questo ambito  il metodismo è stato, nella seconda parte del Novecento, una delle principali forze che hanno sconfitto il regime di aparthaid in Sudafrica.

Il metodismo in Italia

In Italia il metodismo approdò in modo stabile solo nel 1861, con l’arrivo dall’Inghilterra del pastore Henry James Piggott (1831-1917), che fondò una chiesa di ispirazione wesleiana .Dopo solo sette anni vi erano già 16 locali di culto, 24 predicatori, 179 scuole domenicali, 592 allievi nei corsi d’istruzione scolastica.

L’unità d’Italia fu la grande occasione attesa da tutto l’evangelismo. Nel 1873  giunse dagli Stati Uniti il pastore Leroy M. Vernon (1838- 1896) che fondò una chiesa di ispirazione  episcopale.

Piggott e Vernon si accordarono perché i due rami del metodismo mondiale agissero in Italia sempre in modo complementare nella fondazione di chiese come di opere sociali.Nel trentennio a cavallo del secolo l’impegno metodista fu notevole con la fondazione di scuole diurne e serali, di circoli culturali, di giornali e, soprattutto, con l’assistenza materiale e spirituale in alcuni luoghi con maggior concentrazione di manodopera, sovente importata e perciò maggiormente bisognosa di aiuto.

  I due rami del metodismo, quello inglese e quello americano, si unirono nel 1946 fondando la Chiesa Evangelica Metodista d’Italia.  Nel1975 la chiesa metodista si è integrata con la Chiesa Valdese, formando la Chiesa Evangelica Valdese (Unione delle Chiese metodiste e valdesi); ciò ha permesso di avere un unico ruolo pastorale e organismi burocratici settoriali e centrali in comune.

Attualmente in Italia la chiesa metodista conta 46 fra chiese e opere sociali oltre a vari circoli culturali, con oltre 5.000 membri  effettivi e un numero imprecisato di simpatizzanti.

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