Laicità

Un cristiano può essere laico?
Certamente. Anzi: un cristiano deve essere laico.
Perché la laicità riguarda ogni persona che vive all’interno di una società civile, quindi riguarda tutti i credenti. E credenti lo siamo un po’ tutti. Credente è uno che ha delle convinzioni e queste convinzioni non sono solo e necessariamente delle convinzioni religiose. Credente è chi trova un significato nel mondo, nella storia; e magari ha in mente un progetto, per cambiare la società e le relazioni tra gli esseri umani. Come dice l’economista Riccardo Petrella, dell’Università di Lovanio, ognuno di noi ha una propria “narrazione del mondo” e questa può essere a sfondo religioso, ma può essere anche a sfondo politico o scientifico. Come chi, dall’Illuminismo in poi, partendo da alcune scoperte della scienza, ha elaborato teorie “scientiste” su origine, natura, fine del mondo.

Ludwig Wittgenstein afferma: “Nella vita di un uomo le verità semplicemente credute rimangono molto più numerose di quelle che egli acquisisce mediante la personale verifica. Chi, infatti, sarebbe in grado di vagliare criticamente gli innumerevoli risultati delle scienze su cui la vita moderna si fonda?”.

A differenza delle culture antiche che assolutizzavano se stesse, l’età contemporanea ha scoperto l’evoluzione storica, così come la varietà di culture: perciò è divenuta capace di relativizzarsi. E relativismo, nella definizione di Umberto Eco, significa che “le nostre rappresentazioni del mondo non ne esauriscono la complessità, ma ne sono sempre visioni prospettiche, ciascuna delle quali contiene un germe di verità”.

La reazione più intransigente contro questo punto di vista è quella cattolica, che rivendica la Verità Certa, stabilmente incarnata nella Chiesa di Roma. Il punto di vista protestante è espresso invece da Daniele Garrone, decano della Facoltà Valdese di Teologia: “Non si può che essere relativisti, poiché rispetto a Dio sono relative tutte le “verità” affermate come assolute da credenti o atei”.

Il concetto di relativismo si interseca, almeno parzialmente, con quello di pluralismo, caratteristica della società laica, libera, non controllata da dogmi, animata da spirito critico, nella quale non esistono più certezze universali, ma sono accolte diverse culture e diversi stili di vita all’interno della stessa società.

Un altro concetto affine è quello di laicità, cioè la totale autonomia della società civile e delle sue istituzioni di fronte alle filosofie e alle religioni. Essa è razionale e costituisce il punto più avanzato raggiunto dalla cultura occidentale E’ etica, perché include la libertà di tutti e di ciascuno, a prescindere dalle singole credenze e rappresenta la massima garanzia della libertà di coscienza.

Chi ha una fede religiosa utilizza le medesime facoltà razionali del suo interlocutore non credente e lo fa confrontandosi con le medesime realtà, che poi sono quelle con le quali ogni essere umano si deve confrontare; ma le vede in una luce e in una prospettiva diverse, individuando in esse un disegno coerente (anche in eventi apparentemente irrazionali).

Il problema, a livello sociale, sorge quando questa fede religiosa viene vissuta in termini di integrismo o integralismo: quando cioè vi è la pretesa che i principi religiosi (i propri) debbano diventare al tempo stesso modello di vita politica e fonte delle leggi dello stato.

E’ inaccettabile, come dice Salvatore Veca, che la legislazione sui modi di vita venga fatta dipendere da un singolo insieme di credenze religiose. L’integralismo è implicito nel dogmatismo.

Jurgen Habermas sostiene che la religione incarna una “sfida cognitiva”, di cui la democrazia deve tenere conto. Tuttavia non si può dimenticare che il “religioso” per sua natura spesso si mostra totalitario.

Secondo Giulio Giorello, non è vero che una fede venga sempre etichettata come integralismo. Essa è condannata quando, trincerandosi nel più intransigente assolutismo, non lascia margine al dialogo e fa della ragione un motivo disgregatore.

Anche nel campo religioso si può dire che la critica sia il lievito per il suo approfondimento spirituale e per una maggiore comprensione fra le varie confessioni. Bisogna imparare a riconoscere la legittimità di chi guarda le stesse cose da un punto di vista diverso dal nostro. La realtà degli esseri umani è costituita da una dialettica in evoluzione continua. Alla verità si arriva attraverso il dialogo, che è confronto dialettico: e questo è il proposito dell’ecumenismo, quando esso è reale e non una formula astratta e diplomatica.

Va notato che le religioni non sono affatto una realtà monolitica, fossilizzata sulle strutture e i testi (i “testi sacri”) della loro origine. Possiamo dire che non c’è nulla di più dinamico e in movimento delle religioni – e questo è certamente un fatto positivo.

In ogni realtà di fede – cattolica, protestante, ebraica, musulmana, … – esistono settori conservatori, reazionari, intolleranti; però ne esistono anche altri, più o meno estesi, ma sicuramente in via di continua espansione, che invece sono aperti alla tolleranza, al dialogo, alla collaborazione.

Il problema vero, la linea di confine – che passa entro ogni religione – è tra chi vive la fede costringendola in schematismi dogmatici e intransigenti, e chi invece la sperimenta in maniera aperta, come esperienza di ricerca del sacro.

Oggi, all’interno delle fedi tradizionali si vanno sempre più affermando i gruppi che sviluppano una fede assai più orientata al calore delle emozioni piuttosto che al rigore dottrinale. Per cui sempre più frequenti sono gli incontri, ai vertici e alla base, tra esponenti di fedi diverse.

Un valido esempio di come si può essere laici e credenti lo troviamo nell’Appello alla laicità che il Consiglio della Federazione delle chiese evangeliche in Italia (FCEI) ha formulato nel 2005.

“Lanciamo questo appello proprio perché cristiani. Per noi evangelici la laicità è un valore centrale della nostra testimonianza, che ci sentiamo impegnati a ribadire e difendere. La laicità è innanzitutto la garanzia della libertà della Chiesa universale nei confronti delle autorità costituite. Distinguere tra ciò che appartiene a Dio e ciò che appartiene a Cesare, per noi evangelici significa poter predicare liberamente e senza interferenze istituzionali l’Evangelo… Il principio di laicità garantisce a tutti i membri di una comunità civile – proprio perché prescinde dai loro orientamenti confessionali – la libera espressione della fede o della loro visione del mondo, senza privilegi e riconoscimenti particolari concessi ad una particolare comunità…. Richiamiamo questi principi perché siamo seriamente preoccupati di una tendenza politica e culturale che finisce per privilegiare la Chiesa cattolica e condizionare le decisioni istituzionali e parlamentari sulla base dei suoi interventi. Nel ribadire la centralità politica e culturale del valore della laicità, rinnoviamo il nostro impegno ecumenico, in quella linea di franchezza e di fraternità che si deve esprimere tra fratelli e sorelle in Cristo”.

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