Sermone 1 luglio

Sermone della pastora Dorothee Mack

1 luglio 2018

 

Gen 12,1-4a

Cari fratelli e care sorelle,

conoscete la storia di Ibrahim? La sua storia è simile a quella di tanti altri.

Nel suo paese la sua famiglia non sapeva più come tirare avanti. Il padre era morto, era stato, però, lui che aveva guadagnato il pane per tutti. Il figlio non aveva potuto prendere il suo posto, qualcuno l’aveva impedito. Era diventato sempre più difficile guadagnare il poco per sopravvivere. La famiglia aveva un piccolo pezzo di terra e la madre e le sorelle facevano di tutto per coltivarlo bene. Ma non bastava mai e quest’anno il raccolto era stato ancora più misero del solito, mancava l’acqua, non aveva piovuto a sufficienza, il clima stava diventando sempre più arido.

A un certo punto la madre e lo zio presero da parte Ibrahim e gli dissero: c’è solo una soluzione per salvare la situazione. Tu devi partire. Devi andare verso la “terra promessa”. E’ la nostra unica speranza. Tu hai il compito di essere fonte di benedizione per noi. Noi ti benediciamo e chiediamo a Dio di benedire te e il tuo viaggio. E siamo certi che tu, con quello che riuscirai a fare, con il sostegno che tu ci potrai dare lavorando nella terra promessa, sarai una benedizione per tutta la nostra grande famiglia.

Ibrahim rimase spaventato, ma poi rispose: Se questa è la vostra volontà, se pensate che io possa diventare una fonte di benedizione per voi, partirò.

E Ibrahim partì, attraversò un grande deserto, cadde in pericolo tante volte, poi fu

costretto a prendere uno di quei maledetti barconi vecchi e malandati per attraversare il mare verso la terra promessa, perché non vi era più un modo regolare e legale per giungerla… e arrivò, quasi miracolosamente sano e salvo a destinazione……

Questa è la storia di Ibrahim, è una storia che si ripete ogni giorno.

Persone lasciano la propria terra, lasciano la famiglia e la casa, perché ricevono l’incarico di essere benedizione per gli altri.

Ho sentito raccontare più volte questa storia da chi viene a chiedere una consulenza allo sportello del nostro Community Center.

L’ultimo che me l’ha raccontata era un giovane sudanese che mi diceva con le lacrime agli occhi: devo trovare lavoro, se no, come faccio ad aiutare la mia famiglia?

Questa storia, in modi diversi, l’ho sentita raccontare anche qui nella nostra comunità.

Abbiamo fratelli e sorelle tra di noi che sanno benissimo che senza gli aiuti che riescono a mandare ai parenti lontani, questi farebbero fatica ad andare avanti, a pagare le spese mediche, a vivere.

La storia di Ibrahim non vi ricorda, però, un racconto antico del primo libro della Bibbia? Eccolo qui, dal libro della Genesi dal capitolo 12, i v. da 1 a 4:

Il SIGNORE disse ad Abramo: «Va’ via dal tuo paese, dai tuoi parenti e dalla casa di tuo padre, e va’ nel paese che io ti mostrerò;  io farò di te una grande nazione, ti benedirò e renderò grande il tuo nome e tu sarai fonte di benedizione. Benedirò quelli che ti benediranno e maledirò chi ti maledirà, e in te saranno benedette tutte le famiglie della terra». Abramo partì, come il SIGNORE gli aveva detto.”

Qui, certo, è Dio stesso che chiede ad Abramo di partire. Non sappiamo molto della situazione in cui si trovava Abramo nel suo paese d’origine. Quante altre volte, però, la Bibbia Ebraica, il nostro Antico Testamento, racconta che qualcuno lascia la propria terra perché c’è una carestia, perché non c’è abbastanza da mangiare, da bere, da vivere. Abramo stesso, a un certo punto deve andare in Egitto per una carestia in Israele; i fratelli di Giuseppe fanno lo stesso, questa è anche la storia di Noemi e di Ruth.

Va’, cerca di salvare la tua vita e la vita della tua famiglia. Per chi parte in questo modo, così ci ricordano le parole bibliche, c’è la promessa di benedizione divina!

Sì, Dio sta dalla parte di chi deve emigrare per trovare una terra più vivibile e un modo per essere fonte di benedizione per altri. Dio sta dalla parte di Abramo e di Ibrahim!

Di più: Dio ha mandato suo figlio per insegnarci l’amore sconfinato per il prossimo, ma anche per vivere e condividere la condizione di chi deve fuggire e emigrare fino in fondo.

Gesù, ricordiamocelo, è nato fuori casa e ha dovuto lasciare la propria terra, da neonato, fuggendo, insieme ai suoi, da Betlemme verso l’Egitto, verso una terra più sicura, fuori dall’influenza di Erode il quale, per continuare ad essere potente e ricco, aveva deciso di fare fuori tutti i maschi neonati.

Dio, quindi, è dalla parte dei migranti, dalla parte dei richiedenti asilo, e non dalla parte di chi separa i bambini dai genitori perché i genitori sono irregolari, non dalla parte di chi comanda di chiudere i porti rischiando ulteriori tragedie e morti.

Dio è dalla parte di un’umanità che accoglie e che condivide la vita con chi è in ricerca di benedizione.

Ricordiamoci, in Europa, negli ultimi anni, è arrivato un milione di persone all’anno, sarebbero 2 persone su mille abitanti. Non possiamo chiamarla un’emergenza e chiudere le nostre frontiere e proporre di stoppare il flusso di migranti verso l’Europa con dei campi di detenzione, ad esempio in Libia, simili ai campi di concentramento dei nazisti.

L’Europa, ricordandosi veramente le sue radici cristiane, ricordandosi la propria umanità, ricordandosi la sua storia di emigrazione, è chiamata a essere un’Europa accogliente, fonte di benedizione per chi ha bisogno di essere bene-detto, ben- accolto.

Evidentemente la questione è ancora più complessa e supera la dimensione di un sermone e anche il senso di un sermone.

Vorrei, quindi, concludere e affermare: come cristiani siamo diventati tutti figli e figlie di Abramo e di Sara grazie al nostro fratello Gesù Cristo, e come credenti abbiamo il compito di ascoltare ciò che Dio, nostro Padre ha da dirci, come fece Abramo.

Dio chiama anche noi e ci promette di essere benedetti da lui nel momento in cui cerchiamo di essere fonte di benedizione per altri.

Dio ci chiama e ci chiede di partire verso la terra promessa. Qual è questa terra promessa?

Dio stesso ne parla così (Isaia 65):
“…là non si udranno più voci di pianto né grida d’angoscia; non ci sarà più, in avvenire, bimbo nato per pochi giorni, né vecchio che non compia il numero dei suoi anni; chi morirà a cent’anni morirà giovane e il peccatore sarà colpito dalla maledizione a cent’anni. Essi costruiranno case e le abiteranno; pianteranno vigne e ne mangeranno il frutto. Non costruiranno più perché un altro abiti, non pianteranno più perché un altro mangi; poiché i giorni del mio popolo saranno come i giorni degli alberi; i miei eletti godranno a lungo l’opera delle loro mani. Non si affaticheranno invano, non avranno più figli per vederli morire all’improvviso; poiché saranno la discendenza dei benedetti del SIGNORE”.

Che Dio ci aiuti a dare il nostro piccolo grande contributo per rendere la nostra terra più simile a come Dio la vuole, per sperimentare le sue benedizioni ed essere benedizione per gli altri.

Amen

Annunci